Lunedì, 17 Agosto 2026

The Stray Dream, Il Sogno Fortuito di Gevorg Emin

 

Sognai un soldato, 

Tornava dalla guerra, 

Ferito in battaglia  

per questo era molto strano 

e i suoi occhi tanto tristi.

 

Percorse una lunga strada, 

Giunse infine alla mia soglia. 

"Puoi indicarmi, compagno, 

La più breve strada per casa mia?"

 

"Entra in casa mia, soldato, 

 Hai bisogno di una breve sosta. 

 Accendiamo la stufa e scaldiamo la cena,

 dormi un po' e dopo andrai."

 

"Non è tempo di dormire, amico mio, 

Grazie, non ti offendere, 

Devo vedere mia madre, in fretta. 

Temo di non farcela, ormai son vecchio."

 

E se ne andò. 

Tamburellava la sua stampella 

 Stancamente come un metronomo 

 Quando mi svegliai. Faceva già giorno. 

 Pioveva e pozzanghere fuori dalla finestra.

 

Ah, sogno estraneo! 

Ha confuso tutte le strade 

Questo sogno, forse, una madre lo stava cercando, 

Forse, i suoi occhi tristi non si chiudevano 

 E insonne, non poteva in alcun modo trovarlo.

 

Traduzione adattata da F. Da Re dal Testo Russo di Yulia Vladimirovna Drunina

 

Il sogno randagio

Sognai un soldato
Che tornava dalla guerra.
Era stato ferito in battaglia.
Con sorpresa
Vidi lo sconosciuto alla mia porta
Con profonda nostalgia negli occhi.

 

Il suo cammino era stato lungo.
Passando
Davanti a casa mia, si fermò e bussò.
 “Sono appena tornato,” disse un po’ timido,
“Non potreste mostrarmi la strada da seguire?”

“Entra,” dissi, “un riposo l’hai ben meritato.
Fa freddo. Scaldati al fuoco. Poi ripartirai.
Anche mio fratello era là. Non è tornato.
Forse vederti allevierebbe il mio cuore.”

Ma lui rispose: “Non ho tempo da perdere.
Grazie dell’accoglienza! Non offenderti.
Devo correre da mia madre in fretta:
Potrebbe morire prima che il mio viaggio finisca.”

Se ne andò. Le sue stampelle picchiettavano lungo la strada.
Quando mi svegliai, la pioggia cadeva, cupa,
E attraverso la nebbia le strade e le case apparivano
nell’oscura foschia, incerte, indistinte.

Ah, quel triste sogno! Mi giunse per caso.
Convinto ch’era atteso da qualche madre
Con amara angoscia nel suo sguardo insonne,
Ma sviato, mi consolai del mio fratello perduto.

 

Traduzione di F. Da Re dal testo in Inglese di Dorian Rottenberg

Commento alle traduzioni a cura della Redazione e con l’aiuto di AI

Possiamo identificare alcune variazioni che fanno delle versioni tradotte e pubblicate una diversa interpretazione. Nella traduzione dal Russo (ricordiamo che Gevorg Emin scriveva in Armeno e aveva lavorato a lungo in URSS), il sogno è raffigurato come entità attiva. È proprio “lui”, il sogno estraneo, che perde la strada e arriva ad un altro giaciglio, mentre una madre insonne, in un altrove diverso, lo cerca disperatamente e lo aspetta, ad occhi chiusi, senza riuscire a trovarlo. La poesia si avvolge così in un’ambiguità onirica e simbolica, dal tono universale e misterioso: un sogno che vaga e porta il soldato da un altro invece che dalla madre che lo attende.

Ben diversa la versione dall'Inglese di Dorian Rottenberg, che si orienta verso una lettura più personale. Qui è il soldato a diventare individuo smarrito, che infine conforta e offre consolazione al narratore. Non è più cercato da una madre. È un cambiamento significativo: lo sguardo si sposta dal sogno come protagonista all’esperienza vissuta del soldato. La resa di Rottenberg è più narrativa e affettiva: lei personalizza l’immagine, dando al soldato il ruolo di “sviato”, con un impatto più emotivo sul narratore. Rottenberg prende così una licenza poetica: invece di rendere “il sogno confonde tutte le vie”, trasforma l’immagine nel soldato che “strayed” (si è sviato), arrivando dal narratore per consolarlo del fratello perduto.

Chi vince in questo confronto di traduzione? Noi non possediamo il testo originale in Armeno, e perciò possiamo soltanto accostare un pensiero di Maurizia Balmelli: “La grande conquista del traduttore è la lingua che guadagna ad ogni libro. Sempre più spesso, nel corso di una conversazione più o meno impegnata, o mentre scrivo qualcosa di mio, mi capita di accorgermi che la mia lingua è intessuta di tributi ad altre lingue/scritture. E soprattutto, la consapevolezza che ho della mia lingua non smette di crescere. Tutto ciò naturalmente va a vantaggio delle mie traduzioni future. E mi piace pensare che attraverso di me, traduttrice, anche le scritture degli altri si compenetrino e arricchiscano”.

In mancanza del testo originale armeno, ciò che resta evidente è come la poesia, passando di lingua in lingua, diventi ogni volta un’altra opera: più simbolica nella versione russa, più intima e narrativa in quella inglese. Ed è proprio in questo passaggio che si rivela la forza della traduzione: non solo trasferire parole, ma far nascere nuove prospettive di senso.

Sarebbe interessante che qualcuno, conoscendo il testo in Armeno, potesse offrire un contributo all’interpretazione. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.